Quando incontro i manager per i corsi di formazione aziendale, ho due modalitĂ di confronto.
La prima , la più semplice, è uno speech dove tuttavia, mi piace coinvolgere alcuni dall’uditorio facendoli salire in pedana e dando loro un pallone a spicchi di fronte a un canestro approntato per la necessità .
Sono convinto che se estrapoliamo un concetto dal basket che ha una sua validità generale nella vita di tutti i giorni e una particolare nella gestione di un’azienda, mettere i manager a sperimentare su se stessi, un fondamentale individuale o collettivo, pur nella riduzione a simbolo del gesto sportivo, il concetto su cui stiamo lavorando, si rivela con una naturalezza straordinaria e si radica nella mente di chi lo analizza molto più efficacemente che non con la sua semplice enunciazione verbale.
Una cosa è imparare la chimica per formule, un’altra impararla attraverso gli esperimenti di laboratorio.

Devo dire che i miei maturi allievi, si sottopongono volentieri a questi esperimenti e allegramente simulano delle situazioni degne di Michael Jordan. Ne escono rinfrancati nelle loro convinzioni e appagati dall’aver espresso, attraverso l’uso del corpo, il loro contributo al tema concettuale estrapolato dal basket.
Un classico insegnamento dello sport alla vita quotidiana è quello di come affrontare le difficoltà senza scoraggiarsi e anzi trovando nella difficoltà uno stimolo a reagire, fino al punto di trarre un vantaggio finale da quella che era un difficoltà iniziale.
Un esempio calzante di quanto sto affermando lo troviamo nell’essenza stessa del basket che partendo da una situazione di 5 uomini che affrontano 5 rivali, ogni volta la conclusione avviene a livello di 1 contro 1.
L’uno contro uno, cuore stesso del gioco quando un attaccante si trova davanti un difensore e lo vuole superare per andare a canestro, è in realtà un magnifica esaltazione di come un contendente in grave svantaggio (il difensore) possa riuscire a contenere lo svantaggio e con tattica personale e aiuto dei compagni possa trasformare lo svantaggio in un’occasione di successo.
Come tutti sanno, se poniamo un attaccante con la palla contro un difensore, creiamo subito una situazione di gap tra attacco e difesa, in sfavore di quest’ultima. Se osserviamo la nostra coppia, appaiono evidenti le ragioni del gap:.
1) L’attaccante può camminare in avanti, mentre il difensore deve camminare all’indietro in un equilibrio fortemente precario. (provate a camminare all’indietro per un bel tratto di campo senza potervi voltare)
2) L’attaccante può vedere l’area ove vuole agire , il difensore non vede ma può solo sentire le informazioni che gli vengono dai compagni dietro di lui.
3) L’attaccante può decidere dove andare per attuare la sua azione d’attacco, il difensore può solo subire le decisioni dell’attaccante.

Messe così le cose, sembrerebbe che non ci siano speranze per il difensore. Ma come diceva il vecchio Darwin, in natura non è il più forte a sopravvivere ma chi si sa adattare meglio alle situazioni esterne.
Così è anche nel basket. Il difensore per prima cosa si adatta a spostarsi all’indietro cercando di mantenere un equilibrio dinamico che la semplice camminata all’indietro non gli consentirebbe. Scopre dunque che, se si abbassa col baricentro e sta a ginocchia piegate, il suo equilibrio statico migliora di molto. Inoltre , per spostarsi , usa piccoli e veloci spinte laterali sui piedi ben aperti e saldi sul pavimento. Tiene come punto di riferimento per arginare l’azione dell’attaccante il pallone che quello controlla e su quel pallone terrà ostinatamente il suo naso come un mirino che inquadra l’obbiettivo, allo scopo di restare il più a lungo possibile fra attaccante e canestro , nonostante le difficoltà di base che abbiamo visto.
Non basta: un buon difensore conosce il suo avversario, ne studia i punti deboli ed è pronto a colpirlo nelle sue debolezze, costringendolo a fare cose diverse dalle sue specializzazioni. Limitandoci al nostro difensore che ha imparato ad arretrare senza perdere equilibrio, usando il sistema chiamato scivolamento, ora probabilmente è più sicuro di sé al punto che azzarda una piccola strategia. Osserva il suo attaccante e lo testa: vede ad esempio che preferisce il palleggio con la mano destra. Decide allora di rischiare. Abbandona la posizione canonica uomo-canestro e si sposta contro la sua mano destra, invitandolo a batterlo con la sinistra. L’attaccante ora non può più procedere con la sua mano “forte”, deve usare la sinistra, ma per fare ciò deve operare un “cambio di mano in palleggio” che è un’operazione non facile anche per i giocatori della massima serie. Si tratta di spostare la palla da un lato all’altro avendo il difensore addosso e le sue mani e braccia che attaccano il pallone con la velocità della lingua di un serpente. Questa è già una straordinaria conquista per un difensore che aveva iniziato il duello con un grave handicap.
Naturalmente i buoni attaccanti sanno fare il cambio di mano con destrezza e attaccare il canestro di nuovo nella nuova direzione. Ma il difensore non si scoraggia. Sa che a questo punto il suo avversario palleggia con la sua mano debole e dunque sarĂ meno veloce, meno pericoloso.
Il difensore allora aumenta ancora la sua aggressività , approfitta delle difficoltà dell’attaccante spingendolo in un’area morta del campo, dove in aiuto del difensore accorrerà un compagno a raddoppiare la difesa sull’attaccante.
Ora l’attaccante ha chiuso il palleggio, ha raccolto la palla e si sente braccato. Quattro braccia volteggiano su di lui impedendogli di passare. I secondi incalzano e lui si deve liberare della palla ma non può farlo con un passaggio diretto: deve lanciare il pallone sopra le braccia dei difensori con un passaggio molle e parabolato, sicchè il terzo difensore in mezzo all’area , intuisce la parabola del pallone e interviene intercettando e subito, iniziando un contropiede verso il canestro avversario, che raggiunge con una spettacolare schiacciata.
Naturalmente non tutte le difese evolvono in questo modo. Ma una situazione come questa non solo è possibile ma è anche frequente per le buone difese.
Dunque abbiamo visto come dalle difficoltĂ se non ci lasciamo scoraggiare possono nascere reazioni positive fino al totale ribaltamento di un gap in un vantaggio. Gli aziendalisti apprezzano questa dimostrazione e ancora di piĂą la capiscono e la fanno propria, avendola sperimenta in un unicum di mente, braccia, gambe e cuore.
La seconda modalità che è anche la mia preferita ve la spiegherò in un prossimo blog.
In Vate Veritas